I due saggi affiancati in questo volume non si propongono di esaminare temi genetici ed eziologie, ma ci mettono di fronte ad alcune modulazioni della parola, scritta e orale, che ci riportano a caratteristiche commisurabili in modo speciale col suo senso originario. E questo avviene perchè gli argomenti trattati concernono, in entrambi i casi, prospettive diversamente risalenti ad orizzonti sacrali: sacrale è alle sue origini la parola. Proprio per tale motivo, nelle pagine dei due Autori raccogliamo suggestioni che ci riportano ad alcuni aspetti che, simbolicamente intesi, riproducono dimensioni di valore primario. E' infatti in un contesto di sacralità che ha preso vita, anche per la nostra civiltà , il conformarsi di sostanza e di senso di tutto quanto concerne gli universi dell'intellegibile: vera fonte e custode della parola è il mistero del sacro nella sua portata rivelativa.
Il punto essenziale è il seguente: nelle civiltà sacrali l'ordine delle cose non è affidato alla costruzione di linguaggi strumentali, ma alla costruzione di linguaggi rivelativi ed esso stesso si rivela nel cosmo. La riduzione della parola a strumento linguistico si allontana da questo ordine e costituisce il più forte indizio non solo della perdita di contatto con sé stessi e col senso delle cose, ma anche del venir meno delle sicurezze intorno a sé e al mondo.