Gli alberi vivono una vita parallela. Se andiamo in un parco nessuno ci insegna a distinguere specie da specie. I giovani e gli anziani, sono questi gli esseri umani che ascoltano la lingua di Dio sibilante fra le cortecce, che si sgrammatica nelle foglie che l'autunno semina nei parchi e nei viali, il loro sguardo gioioso e malinconico si mischia, si confonde, accarezza i tronchi, le chiome, le ramificazioni, dialogano. A noi che viviamo nell'età di mezzo, nell'età dove la vita ci fa tuffare nella mischia, resta poco tempo, troppo poca attenzione per quello che ci circonda, e così dimentichiamo la lingua naturale della divinità . Ma non per sempre, resta sottotraccia, meglio, sottopelle, col tempo riaffiora. Col tempo la rimastichiamo, ritorniamo a respirare aria, a emettere radici.
Un viaggio nel cuore dell'Emilia Romagna a occhi spalancati, dai parchi del capoluogo alle aree collinari e appenniniche nelle province di Bologna e Modena, non il solito migrare da turista, ma una caccia al grande albero, una sorta di recupero ancestrale dell'ambiente naturale. Gli itinerari tracciati contribuiscono a quell'altra economia che permette ai territori di rinascere – anche con nuove forme di occupazione - scovando un immenso patrimonio il più delle volte offuscato dall'eccessiva antropizzazione e aridità di un sistema di sviluppo sempre più miope. Si incontreranno grandi querce, il maggiore ippocastano delle regioni centrali, il più annoso olmo d'Italia, costellazioni di sequoie, alberi da frutto ultrasecolari, cipressi messi a dimora da San Francesco, enormi castagni dentro i quali ci si può sedere a ristorare l'anima.
Territori coinvolti: Bologna, Sasso Marconi, Zocca, Budrio, Grizzana Morandi, Pavullo nel Frignano, Pievepelago, Lizzano in Belvedere, Camugnano, Guiglia, Marzabotto, Castel D'Aiano, Monte San Pietro, Savignano sul Panaro, Lama Mocogno, Castel di Casio, Salsomaggiore Terme, Sant'Agata di Villanova sull'Arda, Verucchio.